Home » Convivere con una Malattia Cronica

Convivere con una Malattia Cronica

convivere con una malattia cronica

 

Il corpo alcune volte tradisce. Indipendentemente dall’età e dalle condizioni delle persone, per cui molto spesso non ci si accorge di convivere con una malattia cronica.

 

Si può trattare di malattie circoscritte e momentanee che possono  essere affrontate come qualcosa di temporaneo nella nostra vita normale. Ci sono però malattia cronicizzate, ovvero che durano nel tempo, che diventano parte della stessa esistenza.  In questo caso infatti è necessario un adattamento profondo, completo, un impegno di riorganizzazione psicosociale, che investe tanto la persona “malata”, tanto chi partecipa e sta all’interno del suo campo esistenziale e relazionale: la famiglia, gli amici, i medici; la condizione di convivere con una malattia cronica quindi, comporta anche una certa “socializzazione” di quella particolare situazione.

 

La diagnosi a volte può essere davvero difficile da integrare, da accettare e utilizzare come un orientamento progettuale e della propria identità. Vale tanto per il paziente, quanto per i famigliari, i genitori, il coniuge: anche per loro la diagnosi rappresenta una risposta e un orientamento progettuale, ma con una differenza, loro possono scegliere. Possono scegliere di separarsi da questa realtà, evitandola.

 

L’accettazione di convivere con una malattia cronica è una strada non priva di pericoli, di mine: accettare il cambiamento di ordine attuale e futuro imposto dalla malattia, accettare i limiti che ci da, è un vero e proprio processo di elaborazione di un lutto. Il malato e la sua famiglia si trovano, nella fase successiva alla diagnosi, a confrontarsi con un evento decisamente difficile. Gran parte delle fantasie e di progetti per il futuro si trova improvvisamente radicalmente compromesso dall’organizzazione che impone l’adattamento alla gestione della malattia.

 

Una persona che è costretta a convivere con una malattia cronica non ha quindi   diritto solo a sopravvivere più a lungo possibile, ma anche a vivere dignitosamente, nel pieno delle proprie capacità psichiche e interpersonali. Da qui l’esigenza di attivare  forme di supporto  psicologico appositamente pensate. Abituarsi all’idea di una vita da “malato” è un percorso che richiede impegno. Spesso la scarsa informazione associata a un’immagine stigmatizzata della malattia, soprattutto quando paragonata all’idea di “onnipotenza” che la società ha sviluppato porta ad alimentare preoccupazioni infondate e a generare timori per la riorganizzazione della propria vita alla luce della diagnosi ricevuta.

 

Il sostegno alla persona obbligata a convivere con una malattia cronica diventa necessario  nel percorso che va dall’attesa dei risultati della diagnosi fino alla definizione e gestione della terapia e conseguentemente dei nuovi stili di vita che questa comporta o implica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito il supporto psicologico come elemento determinante del continuum assistenziale integrato per alcuni tipi di patologie croniche come l’infezione HIV, le cardiopatie,le cirrosi epatiche.

 

Il percorso di supporto si sviluppa generalmente in questo modo:

L’analisi della condizione del cliente forzato a convivere con una malattia cronica: la prima idea che un psicologo deve farsi è quella dell’effettiva condizione del cliente (non sempre infatti questi ultimi riescono ad avere una cognizione lucida e consapevole del proprio personale stato di salute e di rischio).
Il sostegno nella reazione alla diagnosi: la prima reazione di una persona alla diagnosi è, verosimilmente, di sgomento e spavento. Occorre del tempo affinché il soggetto possa accettare questo responso medico e non viverlo come una condanna. In questa prima fase il compito dello psicologo è quello di aiutare le persone a trovare il modo per fronteggiare il periodo di crisi stimolando reazioni attive e costruttive per affrontare la terapia farmacologica con coinvolgimento e costanza.

 

Il superamento dello stato depressivo o di isolamento del cliente costretto a convivere con una malattia cronica: una delle reazioni più comuni alla diagnosi è la tendenza all’isolamento, al sentirsi stigmatizzato, al considerare chiuse le possibilità di relazioni affettive, sentirsi in colpa per quanto successo, vergogna nel confessare alle persone vicine la nuova condizione. È importante invece  l’ascolto e il confronto con persone che hanno vissuto e che vivono lo stesso problema. Ciò aiuta a non percepire la propria condizione come “diversa”. Dal confronto possono inoltre nascere strategie comuni per far fronte alle problematiche della malattia.

Il mantenimento della progettualità: significa lavorare sulle emozioni, motivazioni, aspettative che riguardano la sfera più allargata della vita della persona che si trova a convivere con una malattia cronica. I rapporti affettivi con il /la proprio/a partner, il lavoro, gli  amici, i desideri e i progetti.